D2 BLOG: Dallo smartworking al coworking

Pubblicato da Michael il

Dallo smartworking al coworking

Quando l’esigenza incontra l’innovazione

Grazie al progresso tecnologico, alla digitalizzazione e all’industria 4.0 si sono sviluppati ambiti di lavoro che 50 anni fa non si sarebbero potuti nemmeno immaginare. Nuovi settori e nuove posizioni hanno anche bisogno di forme e ambienti di lavoro adeguati, al passo con i tempi.

È così che diventano sempre più popolari alternative come i coworking o l’home office che permettono rispettivamente di lavorare in un sito dedicato o da casa.

La parola inglese “coworking” si può tradurre con “lavorare insieme”, anche se in realtà si tratta più di “lavorare nella stessa stanza”, quindi più che una collaborazione si tratta di una vera e propria condivisione degli stessi spazi.

Prima di tutto dietro il coworking si nasconde un principio pragmatico: molti liberi professionisti, startupper e dipendenti che hanno la possibilità di ricorrere al mobile office vorrebbero un luogo in cui lavorare, ma non si possono permettere un proprio ufficio o, un altro motivo importante, temono la solitudine che insorge quando si lavora sempre soli da casa.

Nel coworking ci si ritrova insieme e ciò che per alcuni assomiglia solo a un grande spazio, per altri si trasforma in un crogiolo creativo. Non ci si limita dunque a condividere il luogo di lavoro: dall’unione con altre persone, che provengono a volte da settori completamente diversi, possono anche nascere delle nuove idee. Durante una pausa o dopo il lavoro, si inizia a conversare, scaturiscono nuovi stimoli o magari si trova anche un nuovo socio.

Le postazioni di lavoro vengono spesso presentate come hot desks, cioè delle scrivanie che vengono assegnate temporaneamente. Quindi se un giorno si è occupato uno di questi posti, il giorno successivo lo stesso può spettare a qualcun altro. Oltre a questi, ci sono le dedicated desks (che possono essere affittate in modo esclusivo), stanze chiuse e insonorizzate per meeting o colloqui con clienti o investitori senza rischiare di essere disturbati.

Grazie alla sua natura estremamente flessibile e pragmatica il coworking è il luogo ideale soprattutto per gli startupper (basti pensare alle dimensioni, se un altro dipendente si aggiunge al team, si può prenotare senza problemi un’altra postazione di lavoro).

Tra le aziende diventate molto famose che hanno cominciato la loro scalata verso il successo come start-up lavorando in un coworking space si annoverano ad esempio Uber e Instagram.

È per questo che stiamo assistendo ad un vero e proprio boom anche in Italia.

Diamo un po’ di numeri: 40 realtà di coworking solo a Milano, oltre 200 in tutta Italia se si considerano anche esperimenti più soft e meno strutturati.

Il fenomeno è talmente esteso che si parla anche di coworking aziendali. In pratica invece di ospitare un singolo professionista, si dà spazio ad intere aziende.

Inoltre a causa della pandemia da Covid-19 gli spazi coworking attrezzati a tale proposito possono essere fondamentali e essenziali per continuare l’attività lavorativa in totale sicurezza e tranquillità.

Insomma questo modello è sicuramente vincente ed è destinato a contagiare altri ambiti sviluppandosi sempre di più.


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